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21 giugno 2009

La città delle donne



La sentite questa musica? La riuscite a sentire? Ne parlavo oggi con mio fratello, di quanto c’è di “bello” in questa storia di papi e la Patrizia. Di papi e la Barbara. Di papi e la Noemi a questo punto, e di papi e chissà quante figlie d’Italia, raggiunte o meno dall’afflato, dalla cortesia, dal regalo, dal buffetto, dalle mani e dal pisello del Presidente generoso. 

“Bello”, dicevo, nella declinazione olistica del termine, e chiedete ad un sommelier riguardo al vino o a un musicista riguardo ad un pezzo. Armonia, integrazione matematica dei sensi e dei significati come mai si è verificata nella pur particolare cronologia degli eventi della nostra politica; il chiudersi di una storia, anzi della Storia; gli spazi di un cerchio quando è un tondo perfetto; il ritorno all’origine di metà del pensiero filosofico: un po’ questa, senza giudizi di valore, la rarissima parentesi spazio-temporale si è aperta ieri nelle edicole d’Italia a firma di Repubblica, Corriere e altre testate che oggi escono con proprie interviste. Perchè? Perchè per la prima volta sono comparse sui giornali delle testimonianze di persone che accendono i riflettori su qualcosa di ben più specifico delle foto di belle ragazze sotto la doccia e ballerine di flamenco sui voli di Stato. Dichiarazioni pesanti, che chiudono la questione dei sollazzi e del ciarpame dipingendo una sola, semplice verità. Le tante, tantissime donne di cui si circonda il Presidente del Consiglio (argomento su cui finora- si è detto- è lecito, è costume, è personaggio) sono pagate. Pagate per la semplice compagnia, e soprattutto -secondo giornalisti e testimoni- per andarci a letto. Inchiostro su carta, le parole come diceva quello sono importanti, scripta manent. Provi Vespa a metterci una pezza stavolta, nel buco nero del sesso dei potenti, laddove Clinton cadde dalla scrivania, inciampato su uno scandalo che valeva, in confronto a questa prima pagina, neanche la terza di un rotocalco da parrucchiere spilorcio.

“Ma tanto alla gente non gliene frega niente, anzi”, è il commento più ovvio che il luogo comune possa partorire. E mettiamoci pure che l’italiano medio pensa che se ne avesse le possibilità lo farebbe anche lui. E mettiamoci che pensa -dopo aver scoperto che la escort non è un revival della ford- che i politici la prostituta da prima classe ce l’hanno tutti. Se è inoltre vero che molti politici hanno le scappatelle pagate (e confermo in base ai rumors , ma anche proprio ai visitors che affollano i Palazzi che frequento), quello non è un politico qualunque, né un italiano qualunque. Le aspirazioni e gli istinti proiettivi dell’italiano medio adesso devono aspettare. E allora il Paese reale si fa da parte e subentrano gli unici anticorpi che lo spaghetti-populismo poteva aspettarsi di maturare nella sua lunga malattia: le istituzioni repubblicane, il protocollo dei rapporti internazionali, l’immagine e la credibilità dell’Italia. Nessuno stringe la mano ad un mignottaro worldwide, e stavolta non basteranno i chili di phard a coprire il bollino sulla fronte.

Dimissioni o no, scandalo immediato o disfacimento progressivo, a noi poco importa. Quello di cui più ci frega, e che in fondo resta, è il senso profondo di questa storia. Quell’attribuzione di significato che rende il tutto incredibilmente “bello”, per l’appunto. C’è questa Barbara Montereale, che ha quasi l’età mia e di lavoro fa la ragazza immagine. Guardate il video su Repubblica.it. Guardate gli occhi di Barbara, quando dice che a Palazzo Grazioli Patrizia D’Addario rimane lì mentre lei se ne va. Perchè lei non è un’escort, che è un tipo di lavoro. E’ una ragazza immagine -dice con la scioltezza di chi in pochi secondi potrebbe enucleare tutte le categorie di donna prestata alla compagnia. Guardate Barbara, mentre in mondovisione spiega che Patrizia la mattina dopo è ritornata in camera. “E mi raccontò che è rimasta col presidente tutta la notte”. Gli occhi sereni di chi parla per tirarsi fuori da una storia con cui non vuole avere niente a che fare, perchè lei è una ragazza immagine. Gli occhi sereni che non sanno (oppure mentono spudoratamente, mi lascio il beneficio del dubbio), che stanno scaraventando nel baratro un’intera stagione politica.

D’altronde Barbara, che a Berlusconi lo chiama Silvio perchè non ha molta confidenza, mentre tutte le altre lo chiamano papi, lo stima molto. “Molto cordiale, disponibile, gentilissimo, disponibilissimo, abbiamo chiacchierato, abbiamo scherzato, abbiamo cantato, abbiamo riso”. Tutto in sequenza. Regali? “Lui li chiama degli “omaggi”, che poi sono collane, bracciali, orecchini, cose carine per delle ragazze”. Ragazze che chiedono il gettone di presenza. Oppure il favore, come Patrizia. Che donano sé stesse, la propria immagine o il proprio corpo, per un compenso. 

L’Armonia, che diventa Universale. Eccola qui. L’uomo che per primo ha spogliato le donne in televisione offrendole agli italiani allo scopo di fare dei soldi è stato fregato da una donna che si è spogliata offrendosi a lui allo scopo di fare dei soldi. Qui Dante non avrebbe saputo fare di meglio. E adesso la sentite questa musica? La riuscite a sentire? Ecco: come in un finale felliniano, giunge il catartico ritorno sulla scena-nel crescendo di un valzer moderno in quell'enorme set cinematografico costruito tra il vulcano di villa Certosa, le colonne di Palazzo Grazioli, i pini di Milano2 e le antenne di Cologno Monzese- di tutte le donne immagine della vita di Silvio Berlusconi, personaggi di una commedia che ha il sapore antico di celluloide e che invece è la realtà di un Paese prostrato da trent’anni di tivù commerciale, chino a osannare i culi, i maschi per continuare a collegare il corpo femminile alla propria ghiandola salivare, le femmine nella tensione perenne di una qualsiasi affermazione per meriti non cerebrali. E allora la vediamo sorgere in un fiume di dolci risate questa città delle donne berlusconiane: spensierate e desnude le vallette, sorridenti le veline, frizzantine le letterine, screanzate le letteronze, minigonnate le ragazzine minorenni di non è la rai, annuvolate le meteorine, maggiorate le donnine di Colpo Grosso, e poi tutte le altre bagagline e starlettes che hanno trasformato l’Italia sorda e grigia (e democristiana) in un bivacco di puttane e bambine schiave dell’immagine. Immerse nei fumi di macchina, inquadrate da una sola cinepresa, immaginate centomila nuvole di celebrità e giovinezza che vanno a stringersi attorno all’uomo dal sorriso gaudente per fargli assaporare i loro corpi e i loro sussurri (“molto cordiale”, “disponibile”, “gentilissimo”, “disponibilissimo” “un bell'uomo”, “grazie Presidente”. "prego Presidente"), le risate argentine e gli accenti giovanili, accalcandosi in un’orgia onirica di piacere artistico, commerciale, innocente.

Fino a soffocarlo.


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2 giugno 2009

Radiazioni e comunicazioni

Noi sul Sole24ore, la perenne domanda su cosa farò della mia vita.


Nonchè l'ultimo video:






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7 maggio 2009

In Italia si vedono cose strane

E fu così che diventammo virali....

http://www.wittgenstein.it/2009/05/07/non-male-2/

http://www.drwho.it/2009/05/06/si-vedono-cose-strane/

http://spotanatomy.libero.it/2009/di-pietro-si-vedono-cose-strane/

http://www.dariosalvelli.com/2009/05/si-vedono-cose-strane-in-italia

http://www.freddynietzsche.com/2009/05/07/manca-ancora-il-dettaglio-della-politica-ma-per-il-resto-andiamo-benissimo/




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31 marzo 2009

Se al governo ci sono i cattivi di James Bond



Leggo in questo istante su Repubblica.it la notizia (http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/ambiente/effetto-serra/mozione-pdl/mozione-pdl.html?ref=rephpnews), confermata dal Velino, che giovedì sarà discussa in Senato una mozione volta a "superare le logiche e le prescrizioni del protocollo di Kyoto". 

In poche parole: i senatori del Pdl non credono che l'anidride carbonica che produciamo ogni giorno sia dannosa per l'ambiente. L'ha presentata l'industriale e latifondista Antonio D'Ali', e l'ha firmata Marcello Dell'Utri insieme a 34 colleghi.

Gli esseri umani, secondo i senatori, non inquinano. Nella mozione, si invita a ripensare "l'attribuzione della responsabilita' del riscaldamento globale in atto da circa un secolo nell'atmosfera terrestre all'emissione dei gas serra antropogenici (e tra questi soprattutto all'anidride carbonica prodotta dall'uso dei combustibili fossili)". I senatori chiedono al G8 di fare pressione per modificare Kyoto. Secondo loro una parte consistente e sempre piu' crescente di scienziati studiosi del clima non crede che la causa principale del "peraltro modesto riscaldamento dell'atmosfera terrestre al suolo finora osservato (compreso fra 0,7 e 0,8 gradi) sia da attribuire prioritariamente ed esclusivamente all'anidride carbonica di emissione antropica". 

La colpa, infatti, è dei vulcani e delle nuvole. 

"Non sono ancora sufficientemente conosciuti -scrivono i senatori- gli effetti climatici dovuti ad importanti elementi della fisica terrestre, quali ad esempio nuvole, vulcani, oceani, eccetera, nonche' gli effetti climatici delle variazioni cosmiche e solari".

Ok. Vorrei modestamente sottoporvi questa riflessione. Abbiamo in cantiere una legge che obbligherà i medici del pronto soccorso a denunciare gli immigrati e farà le classi separate, un piano casa che fa aumentare il cemento del 20%, un disegno di legge che impedisce definitivamente la libertà di scelta sul fine vita, un decreto che regolarizza le ronde, congressi politici da tre milioni di euro e figuranti in prima fila, un'ipotesi di declassamento costituzionale del Parlamento, una mozione che nega l'esistenza dell'inquinamento...and much more.

A sentire Di Pietro si sta realizzando il piano di Gelli, a sentire Franceschini Berlusconi farà cose inimmaginabili. Secondo me, invece, con una sedia girevole e un gatto bianco abbiamo risolto il dubbio:

"La S.p.e.c.t.r.e. è un'associazione criminale internazionale finalizzata, come dice il nome (Supremo Progetto Esecutivo per il Controspionaggio, Terrorismo, Ritorsioni ed Estorsioni), a terrorismo, controspionaggio, ritorsioni ed estorsioni. È strutturata in modo fortemente gerarchico, per mezzo della figura di un "capo" e di numerosi subalterni. Il capo è noto come Numero 1 ed è il vertice di tutte le decisioni dell'organizzazione. Gli altri affiliati sono generalmente o terroristi o ex-agenti dei servizi segreti di tutto il mondo. Sono chiamati anche loro Numero 2, 3, 4. Le decisioni importanti sono prese nella sede in ampie sale riunioni poco illuminate. Le sedi dell'organizzazione sono sparse per tutto il mondo, collocate nei posti più improbabili (vulcani, isole deserte, cliniche montane) ecc.ecc." (Da Wikipedia).


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18 febbraio 2009

Solo la nomenklatura potrà salvare il Pd


Permettetemi una breve analisi, di quelle che non restano in mente ma che magari lì per lì servono a capirsi. Permettetemela da osservatore esterno, da amico che guarda le cose come stanno e cerca di dare una sua interpretazione, senza alcuna presunzione di verità. E lo dico per i tanti militanti del Pd che affollano la mia vita.

Veltroni si è dimesso. Leggo su facebook i “caro Walter”, “ciao Walter”, “forza Walter” e ripenso alla sempiterna consuetudo del Partito Democratico e dei suoi antesignani di chiamarcisi per nome e darcisi del Tu, esercizio confidenziale che fornisce alla base la sensazione di dialogare veramente con un vertice che il tuo nome non lo conosce e fosse per lui mai ti darebbe del Tu. La politica e la dignità delle persone comuni sono specularmente cose molto serie, e mi piacerebbe che ogni tanto ci si ricordasse di ciò.

Veltroni si è dimesso con un discorso lucido e accorato, un’analisi dell’esistente che mostra il salto da uno status quo berlusconizzato decennale alla deriva di questi mesi perché -diciamocelo- a questi livelli non c’eravamo mai arrivati. Un Paese in preda ad istinti ventrali, che accoglie a braccia aperte istanze becere, che naviga placido in un assurdo umano e politico, normalizzando l'abnorme, come se tra noi e l’oltranzismo cattolico o il medievalismo leghista non ci fossero secoli di Stato di Diritto. Un Paese che rigetta la cultura e ripudia il senso critico di fronte alla suprema ragion di crisi o sacrosanta stanchezza gentium o sensazionalismo che sia, che reagisce alla cronaca nera saltando ogni volta come il tappo di una bottiglia, che non conta fino a dieci. Un Paese che la mattina si sveglia, si alza, si veste, si reca al seggio e vota serenamente e manco troppo pacatamente Silvio Berlusconi in ogni sua forma e regione.

Veltroni si è dimesso, e mo “so’ cazzi, ma de quelli grossi”, direbbe mia nonna. Che di politica non ci capiva ma a Veltroni una volta a piazza Re di Roma gli aveva stretto la mano perché aveva ripulito le strade in occasione dell’inaugurazione di una scultura. “Grazie, signor Veltroni”, gli aveva detto. Non gli avrebbe mai dato del Tu. 

Veltroni si è dimesso, e il “Che fare?” leninista di un tempo si è tramutato in un “Che famo” urlato su tutti i blog e in tutti i wall delle tante e belle giovani teste che affollano questo partito. “Via la nomenklatura, spazio alle facce nuove”, gridano le voci. “Via al vero dibattito, daje con le proposte, fate parlare la gente”. “Date spazio ai giovani”. “Ora un programma aperto”. “Ora volti nuovi”. “Ora…

...”. Ora fermatevi, e pensateci un attimo.

Come si può coniugare una linea definita e lo spazio alle idee, come si mettono insieme la necessità di un forte recupero di consenso e la garanzia di un ampissimo dibattito interno, come si incollano la democraticità totale e il cemento politico, come si propongono i volti nuovi e la vittoria elettorale? Si può fare? Ies ui chen? No, ora no. 

Il Partito Democratico è un grande partito, ma è anche, come il pennello Cinghiale, un partito grande. Grandissimo, pieno di idee, pieno di gente. Meno male. Ma oggi no. Perché questo è il momento in cui –invece- c’è bisogno di una nomenklatura. Forte, chiara, decisa. Di un Partito Democratico molto meno Democratico, di un’investitura su una corrente che traghetti quello che resta del Pd su una linea che sia una. Basta Facebook, basta comunicazione politica, basta internet, basta Iudèm, buoni a convincere i già convinti. Basta soft power, parole misurate, m o d e r a t i s m i.

Questo non è un Paese moderato.

Linea blindata, programma oligarchico, ritorno al porta a porta territoriale, sezioni arrabbiate e agguerrite. Primarie? No grazie: finora hanno soltanto insegnato ai ragazzi l’arte dell’imbroglio elettorale, e sprecano un pacco di soldi. E i Ggiovani? I Ggiovani dopo, preserviamoli, adesso gente esperta. Anche perchè più il lavoro sporco (ricerca del consenso, accordi trasversali per le maggioranze, mani sulle spalle e caffè offerti) lo continuiamo a far fare alle nuove generazioni, più esse si infangano della melma delle vecchie. You Decide? No, We decide. Decidemo noi. 

Occorre settarsi in modalità Di Pietro ma leggera, trovando un leader, magari donna (Finocchiaro? Dite vobis) che abbia alle spalle un team cazzuto e decisionista, politicamente influente, una corrente con pieno mandato, poltrone occupate, linea monopolizzata, rompicoglioni zittiti. Che non sia ostaggio del dialogo. Che si faccia rispettare, insomma. Prima il Partito, il Democratico verrà quando si comincerà a vincere.

Dice “sì ma la gente si è rotta i coglioni di sentire sempre le stesse cose”. Dice “sì ma la gente si è rotta i coglioni di vedere sempre le stesse facce”. Dico “sì, tutte cazzate”. Lo stimolo di autodistruzione genitale da parte del popolo è frutto di un meccanismo imitativo: la gente si è rotta i coglioni perché continua a sentire che la gente si è rotta i coglioni. 

Spezzate la catena: la politica vera la gente la convince, non la asseconda. E permettimi Walter -ehm, signor Veltroni-, questo fallimento ne è l’esempio più lampante. 




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10 febbraio 2009

La tempesta dopo La Quiete



E’ prassi ormai accreditata che in Italia, prima del minuto di silenzio, ci sia la consueta bagarre di dichiarazioni rutilanti a rotta de collo. Si fa prima, un po’ per esorcizzare, un po’ perché non si sanno affrontare le sventure, un po’ perché si cavalca l’onda e un po’ anche perchè – diciamolo – da’ un certo gusto.

Riporto un po’ di titoli di agenzie per rendervi partecipi di ciò che appare allo sguardo dello sventurato pseudogiornalista alla notizia della morte di Eluana e per le successive ore.

Domani il rispettoso silenzio. Oggi invece, signore e signori, il Circo dei Virgolettati...


- Ore 20.24 arriva l’annuncio. Lo batte l’Ansa:
"ELUANA E' MORTA"

- Ore 20.29, a portare la notizia nel Palazzo ci pensa una voce credibile:
"VILLARI ANNUNCIA AL SENATO CHE ELUANA E' MORTA"

- Ore 20.35 arriva il chiarimento
QUAGLIARIELLO: "ELUANA E' STATA AMMAZZATA"

- Ore 20.40, Silvio dixit.
BERLUSCONI: "GRANDE RAMMARICO, GOVERNO IMPOSSIBILITATO A SALVARE VITA"

- Ore 20.50. E’ la Camboggia.
SENATO; PDL IN AULA URLA, 'ASSASSINI, ASSASSINI'
(E’ scoppiata la rissa. Il presidente cerca di sedare gli animi, ma i fischi e le grida prendono il sopravvento)

- Ore 20.54. Cronaca di un massacro. 4-1, tifoserie in rivolta.
MORTE ELUANA: "AL SENATO RISSA SFIORATA, COMMESSI DIVIDONO I POLI"

Riporto il testo perché merita: 
“I senatori lasciano i banchi, ma uscendo dall'Aula si fronteggiano. Intervengono i commessi, si schierano come a dividere l'Aula in due, soprattutto per fermare alcuni senatori del centrodestra. Altri insulti, spintoni, grida. Fra i senatori del centrodestra più attivi si segnala Benedetti Valentini” (ovvero questo distinto signore che qui vediamo alle prese con una impegnativa missione parlamentare).

- Ore 20.55. Il presidente dei senatori del Pdl Gasparri spara in alto:
GASPARRI: "ORA PESERANNO LE FIRME MESSE E QUELLE NON MESSE" 

- E, ore, 20.58, delicatissimo:
GASPARRI: "QUESTA E' EUTANASIA, BISOGNEREBBE CAPIRE COSA E' SUCCESSO NELLA CLINICA LA QUIETE, CHE DOVREMMO PIUTTOSTO CHIAMARE 'LA MORTE'"

- Ore 21.00. La notizia che tutti aspettavamo:
CASO ELUANA: "VESPA IN PRIME TIME,NE PARLANO ANCHE MATRIX E LERNER"

- Ore 21.02. Morigeratamente
CICCHITTO: "OPERAZIONE TIPICA DELLA CULTURA DELLA MORTE"

- Ore 21.09. Cominciano a parlare gli imparlabili
FARINA: "DAVVERO NAPOLITANO RAPPRESENTA L’ ITALIA?"
(per chi non lo conoscesse, Renato Farina –meglio conosciuto come l' "agente Betulla"- è il giornalista di Libero condannato definitivamente a 6 mesi e radiato dall'ordine dei giornalisti: forniva irregolarmente informazioni al Sismi deviato e scriveva articoli depistanti. Oggi è parlamentare)

-Ore 21.13. 
VALDUCCI (PDL): “POLITICA SI SENTA TUTTA COLPEVOLE”
Ne ha per tutti, pentitevi

-Ore 21.20. 
VATICANO: "ORA PREGARE PER LEI E PER CHI HA FATTO QUESTA SCELTA"
Ne ha per tutti, grattatevi

-Ore 21.34. Un momento di grande partecipazione emotiva.
ROS (ASS MEDIO FRIULI): "MI SENTO SCONFITTO"
Ma chi è?

-La conferma delle Ore 21.37 è necessaria a calmare gli animi:
ELUANA: STASERA SPECIALE PORTA A PORTA SU RAIUNO 

- Seguita da (Ore 21.39)
ELUANA: GRANDE FRATELLO IN ONDA, SOLO ACCENNO DELLA MARCUZZI

- Ore 21.42
TETTAMANZI: “E’ IL TEMPO DELLA PREGHIERA”

- Ore 21.43, tempismi.
LUPI (PDL): “LA PRIMA REAZIONE E' STATA PREGARE”

- Ore 21.54 Cominciano a cedere gli animi.
MENTANA: “MEDIASET NON CAMBIA PALINSESTO, MI DIMETTO”

- Ore 22.00. Finalmente si espongono i Pensionati
FATUZZO (PARTITO PENSIONATI): “PARLAMENTO AIUTI FUTURE ELUANE”
(E gli Eluani?)

-Ore 22.11, è tutti contro tutti. Taormina annuncia che li manderà in galera. 
TAORMINA: “LI DENUNCIO PER OMICIDIO PREMEDITATO”
Ma “li” chi?

-Ore 22.15. La situazione diventa trash
BINETTI (PD): “MAI PIU' UN ALTRO CASO ANALOGO”

-Ore 22.18. Ansia per le sorti del dialogo internetico:
POPOLO FACEBOOK E’ DIVISO: “E' LIBERA', 'ASSASSINI’”

-Ore 22.20
CUPERLO (PD): “E' ARRIVATO IL MOMENTO DEL SILENZIO”

-Ore 22.23. 
GASPARRI SU NOTA NAPOLITANO: “NON È IL TEMPO DEL SILENZIO”

-Un sospiro di sollievo ci fa rifiatare alle Ore 22.25
SCHIFANI: "CHIARIMENTO TRA FINOCCHIARO E QUAGLIARIELLO". 

- Ore 22.35. Fini richiama all’ordine il suo collega per le parole su Napolitano.
FINI: “GASPARRI E’ UN IRRESPONSABILE”

-Ore 23.12. Col cacchio.
COSSIGA: “SOLIDARIETA’ A GASPARRI”

-Ore 23.30. Col cacchione.
GASPARRI: “IO SONO UNA PERSONA RESPONSABILE”

-Ore 23.35. Finalmente l’annuncio.
CATANIA; LO MONACO: “ZENGA RESTA AL SUO POSTO”

Per Eluana è silenzio eterno. 
Per noi ancora no: incomincia Porta a Porta.


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28 gennaio 2009

Un, due, tre...Mattia Stella



Smarchetto per pubblicizzare il nuovo blog del biondo collega...



10 euri grazie


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22 dicembre 2008

Ma quali tangenti?

Voglio dirvelo subito: non erano tangenti. La mia innocenza era sotto gli occhi di tutti, tranne che di una magistratura cieca e accanita, conquistata da Di Pietro o faziosamente ostile all’appello trasversale per la riforma della giustizia che settori del Pd da tempo hanno raccolto. 


Eccovi una dimostrazione sommaria ma del tutto esauriente:



fig. 1



La fig. 1 mostra le tre rette (a,b,c) -già rilevate dai giudici nell’indagine preliminare- che sembrano toccare perfettamente i cerchi gialli. Tangenti? Solo presunte. Perchè un occhio attento e un giudice imparziale in realtà si accorgerebbe subito del fatto che non c'è alcuna rilevanza penale.



fig.2



In particolare, dall'ingrandimento presentato dalla fig. 2 emerge che la presunta tangente ‘a’ dista all’incirca 2 mm dal cerchio. La mia non colpevolezza, in questo caso, era dunque da giorni già sotto gli occhi della procura. Si trattava di una telefonata per chiedere un appoggio su un appalto, e non di una somma di denaro. Bustarelle non se ne vedono né se ne son viste. Io, con quel politico di cui ho fatto il nome, ho semplicemente un “buon rapporto”.



fig. 3



Passiamo ora ad analizzare la fig. 3. Anche qui, nessun dubbio di sorta: non si trattava di soldi, ma di un semplice favore ad un conoscente imprenditore, che voleva un aiuto per far passare il suo ambizioso progetto. Ma insomma, quante peripezie deve affrontare un capitano d’impressa prima di sfangare un finanziamento pubblico?


Ecco che invece nel terzo caso, quello della retta ‘c’, qualche dubbio poteva insorgere stando alle intercettazioni telefoniche. Ma un’ulteriore indagine ad opera dei miei legali e poi fatta pervenire con l’incidente probatorio ha poi portato alla luce ciò che tutti sapevamo: la retta ‘c’ poteva essere scambiata per una tangente ma in realtà era solo un regalo ad un amico di tanti anni (come evidenziato dalla fig.4)



fig.4



Non erano tangenti, dunque. Ora sia fatta giustizia.




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13 novembre 2008

Barnaut fase tre.



Qua non è questione di apocalittici -vs- integrati, qua non è sofismo da sociopipparoli, qua non è che stamo a pettinà le bambole. Si decide il destino del mondo. La questione è: che futuro ci aspetta?

Premessa. Tutte le volte che si è pensato il futuro, in passato, si è pensato ad un futuro vedendolo con gli occhiali dell’epoca in cui esso veniva cogitato, ovvero appunto con il passato. I pronipoti, stiloso cartone animato degli anni '50, erano un trionfo di elettrodomestici volanti e colf robot con le tette a punta. Moolto anni '50. Fuga da New York, invece, così come Atto di Forza e tutta l'iconografia futuristica degli anni'80, spingevano il domani come un buio nugolo di punkabbestia e freak strafatti e nichilisti, vero spauracchio del mondo anniottantico. Per non parlare delle spezie beat di Dune, degli intrippi psicanalitici sovietici 70s di Solaris, del buonismo primianninovanta degli stargate e delle tragedie fineanninovanta dei disaster.

Dicevamo con l'amico gervasi: futuri troppo passati.

Oggi invece è arrivata davvero la fine del mondo, o almeno così dicono a destra e a sinistra, poichè a sinistra ci beiamo di sguazzare nel "ve l'avevamo detto", mentre a destra s'è sempre stati meglio quando se stava peggio. Crisi finanziarie, morte ambientale e guerre infinite, oltre all'esaurimento delle materie prime e al tracollo in classifica che tanto attanaglia il tifoso della roma. Siamo in aria di “o così o pomì”, di aut aut, di necessità di fare qualcosa altrimenti ciao core. Che fare, allora? Dopo tanto parlare, grazie all’aiuto di un paio di guru della psicanalisi e della filosofia da cui sono solito farmi scroccare sigarette e spicci, sono arrivato a questa soluzione. E qui si apre il dibattito, perchè la scelta è bipolare.

1) Decrescita

2) Metafisica

Fate il vostro gioco.

Io, come dico ormai da mesi, tifo per la soluzione metafisica (2). Non credo nella possibilità di autolimitarci, in chi pensa che siccome faremo il botto allora cambieremo il nostro modo di pensare, consumeremo di meno e ci renderemo tutti conto che dobbiamo invertire il trend. In questo sono fermo: non cambierebbe molto poichè ci ritroveremmo nella stessa situazione in cui siamo adesso. Un altro mondo non è possibile.
Ci ho pensato, e ho deciso che un altro mondo sarà possibile soltanto con una forte deviazione coercitiva dei nostri istinti naturali, e non certo con un risveglio degli stessi come molti sostengono. Consumo sfruttamento accumulazione guerra CO2 e homo homini lupus sono caratteristiche innate di me uomo sanguinario incrocio tra animale carnivoro e neurone. Finchè sono schiavo delle esigenze fisiologiche, uccido per soddisfarle e metto da parte la ciccia per l’inverno. E quando grazie al neurone scopro scorciatoie, costruisco barche, invento aerei a reazione e ologrammi Cnn generando in un anno un'evoluzione tecnica che le scimmie si sognano in due eoni, a quel punto chi mi ferma? Le tue speculazioni sullo slow food, il consumo critico e l’importanza dell’ovetto come lo fa il contadino? Ma te piscio in testa. Se tu Stato, tu legge, tu Keynes, tu intellettuale lungimirante ma elitista, tu pistola rivoluzionaria, tu utopia disastrosa e coercitiva non mi fermi io te riciclo i cadaveri e te li vendo come alimento. E va a finire che quando li compri te piacciono pure (Vedi “2022: I Sopravvissuti”, film, ovviamente, del 1972). Dice: ah! Ma questo non è possibile, vorrebbe dire che siamo portati all’’autodistruzione della specie. E perchè no. Vaglielo a dire agli opossum, che si fiondano in massa nell’acqua, oppure diglielo al Prolago Sardo (Prolagus sardus), che si è estinto in santa pace per cazzi suoi. Chi ci dice che non ci stiamo semplicemente sbrigando ad andarcene?

Insomma. Si sarà intuito che non ci credo, io, alla decrescita. Quindi vado oltre, ed espongo il mio pensiero.

Posto che critico l’idea che dobbiamo sopravvivere di più di quanto non ci meritiamo, la mia tesi egoindividualista messianica da capitalismo tantrico è: se proprio vogliamo passare ancora qualche millennio su questa terra, allora dobbiamo puntare in grande. Dobbiamo superare la nostra condizione naturale, oltrepassare il sensibile, cominciare a sviluppare la capacità di raggiungere stati di coscienza “altri”, sganciarci dalla fame e dalle altre cause dell’ homini lupus, come la sete, la riproduzione, la necessità di sicurezza per la prole (leggi monogamia), il traffico delle 19.30 sulla tangenziale.

Uscire dal corpo.

Alcuni ci stanno già provando. I bonzi volano, e molti di loro non mangiano pur essendo ciccioni ciccioni. Due gemelli muoiono insieme nello stesso momento a distanza di migliaia di km. Le tarantate ballano fino all’arrivo del santo. I maestri yoga stanno sott’acqua per ore senza respirare. Una mia nonna parla un incrocio tra gaelico e alzheimer, mentre l’altra risolve 85-7=? in due secondi senza porsi mai effettivamente il problema che io non mi chiamo Raffaele. Berlusconi dorme quattro ore a notte. Gli americani eleggono un nero.

Alla fine siamo sì "esseri umani", ma in questa terminologia abbiamo sempre sbagliato a collocare l’accezione negativa e quella positiva. Negative sono le catene che ci legano alle esigenze fisiologiche di esseri. Dobbiamo distruggerle sviluppando al massimo le nostre capacità neuropsichiche -che tutti gli animali ci invidiano- di umani. Solo quando queste saranno superiori alle prime allora il Sole ci farà un baffo, perchè lui si spegnerà e noi no. Abbandoneremo il ciclo energetico. E quindi saremo Dio.

Dice “ha svalvolato”. Ridete, ridete approfittando del mio burnout fase tre. Poi un giorno vi racconterò di Michael Jackson, del web 3.0 obamiano, dell’afrobeat e del ritorno alla Rift Valley come soluzione della Storia. E allora vedremo chi riderà.




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20 ottobre 2008

Telecomando



Proprio ieri sul Corriere la denuncia dell'Authority: troppo governo nei Tg, ennesima conferma di come alla fine dipenda sempre tutto dalla buon vecchia scatola coi pulsanti. Proprio oggi invece Veltroni rompe con Di Pietro. Ahia. Ma perchè proprio oggi, in tv, da Fazio, in modo gratuito?

Ecco il perché: alla vigilia di una settimana campale per le nomine, si sblocca la partita. Pronostico: il dogma su Orlando presidente della Commissione di Vigilanza cadrà, e al suo posto avremo l'accordo su un più dialogante non so chi (Melandri?? brrr).

Ora vi chiedo: di tutti quelli che si professano miei amici o pseudoamici facebook, c'è qualcuno che parla direttamente con Veltroni (a parte il mio capo)? Costui potrebbe gentirmente recapitare questo messaggio al segretario:

Caro W.
Capisco il dialogo. Capisco il Paese reale. Capisco la crisi. Capisco Rutelli. Capisco un 25 ottobre propositivo. Capisco I'm Pd. Capisco le primarie dei giovani. Una cosa sola ti chiedo: tojeteje sto cazzo de telecomanno.


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19 settembre 2008

...ti circonda di comfòrt




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19 settembre 2008

Delusione = consenso

Ilvo Diamanti su una cosa che ho particolarmente a cuore: il motivo per cui continuiamo a scagliare...


E' un po' sorprendente che la delusione, tanto diffusa nella società, non produca sfiducia nel governo e, in primo luogo, nel premier. Eppure in passato aveva sempre funzionato l'equazione: più delusione meno consenso a chi governa. Tanto che la delusione era divenuta una fra le più efficaci tecniche di opposizione.

Complici i media, che ne hanno fatto un genere di successo, miscelando la delusione con altri sentimenti di largo uso, nel linguaggio comune. La paura, l'incertezza, l'inquietudine, l'insicurezza. Così, per restare a questo decennio, gli italiani delusi hanno punito, dapprima, Berlusconi e il centrodestra. Il quale ha perduto tutte le elezioni intermedie, dopo il 2001: comunali, regionali, europee. Tutte. Per riprendersi - e quasi a rivincere - nel 2006, dopo una breve e intensa campagna elettorale tutta protesa a deviare il corso della delusione verso Prodi e il centrosinistra. Suscitando sfiducia preventiva nei loro confronti. Come avrebbero potuto, gli elettori, soprattutto i più moderati, fidarsi dei comunisti, neo o ex non importa, e dei loro alleati? Quelli che avrebbero aumentato le tasse, anzitutto sulla loro casa; quelli che avrebbero aperto le porte ai delinquenti e agli immigrati: cioè, lo stesso; quelli che avrebbero allargato ancora lo spazio dello stato e ridotto quello del privato. Non ne avevano ... "paura"?

Argomenti riproposti, con successo, nella breve parentesi del secondo governo Prodi. Neppure due anni di navigazione faticosa e affaticata, poi il naufragio. Nelle acque torbide della delusione. A poco è servito il tentativo di Veltroni di voltar pagina, cancellare il passato. Un nuovo partito, una nuova strategia, da soli da soli! Opposizione senza pregiudizio e senza antagonismo, Berlusconi: avversario mai più nemico. Troppa la delusione retrospettiva. Al punto da rendere inutile e controproducente il tentativo di rimuovere il passato - insieme a Prodi.

Da ciò la vittoria schiacciante di Berlusconi, sopravvissuto alla delusione, emerso da un mare di delusione. E ora là, luminoso faro nella nebbia della delusione. Un sentimento che, sei mesi dopo il voto, non si è dissolto, ma, al contrario, continua a crescere. Una foschia grigia e densa. D'altronde, non ne va bene una. La crisi economica e finanziaria deborda. I prezzi sono fuori controllo. La paura della criminalità non flette. La fiducia nel futuro... da che parte sta il futuro? E poi, nessuna promessa mantenuta. Le tasse? Non caleranno. Alitalia? Affonda. Neanche nel calcio le cose vanno bene. La Nazionale ha perso gli europei. (Altro che ai mondiali del 2006, quando c'era Prodi ...).

Eppure, il rapporto fra il governo e il paese; fra Berlusconi e gli elettori non ne risente. Al contrario: i livelli di fiducia crescono. Piove, anzi, tempesta: governo virtuoso. Edmondo Berselli, su Repubblica, ha sostenuto questa inversione di tendenza vi sia l'affermarsi di una forma di comunicazione politica. Anzi di un "format". Interpretato, sulla scia del Cavaliere, maestro insuperato, da alcuni attori politici abili.

Anzitutto, Brunetta, il persecutore dei fannulloni annidati nel pubblico impiego. Poi, la Gelmini, domatrice dei professori e dei maestri, incapaci di educare e disciplinare i nostri figli. Maroni, difensore degli italiani dall'invasione minacciosa di stranieri e rom. Infine, perfino la Carfagna, alla caccia di prostitute e clienti, da punire direttamente sulla strada; Un format che comunica in modo semplice problemi complessi; personalizzando le paure e le crisi, attraverso bersagli facili da colpire, che riflettono il senso comune e spostano il flusso della sfiducia e della delusione lontano dal governo.

Così la maggioranza degli italiani, riconoscente, si stringe intorno al governo, che li difende dalla minoranza deviante: professori, maestri, statali, immigrati, puttane. E dai piloti e i sindacati, colpevoli del possibile fallimento di Alitalia. Loro, non la politica che ha governato - e retto - le sorti della compagnia di bandiera per anni, decenni. Oltre ogni ragionevole ragione. Loro, che, pochi mesi fa, apparivano vittime del disegno del centrosinistra di svenderli agli stranieri, insieme alla compagnia.

Tuttavia, oltre al format comunicativo del governo, c'è un'altra spiegazione. E' che ci siamo abituati, assuefatti alla delusione. Non la consideriamo uno emergenza, di cui ha colpa, anzitutto, chi manovra le leve di governo. Ma una situazione normale, per quanto sgradevole. Come la nebbia in val padana d'inverno e le zanzare d'estate. Gli italiani: non possono non dirsi delusi. A prescindere. Perché nessuno, è stato capace di sanare i bilanci, abbassare le tasse, rilanciare l'economia, ridurre la paura della criminalità. E se anche avvenisse, non ce ne accorgeremmo. D'altronde, anche se i crimini sono diminuiti, la paura è cresciuta lo stesso. E se il tasso di criminalità in Italia è tra i più bassi d'Europa, noi restiamo il paese europeo più impaurito e deluso. Il più sfiduciato. Chiunque ci governi. Berlusconi o Prodi.

Per cui, dopo aver provato, invano, a invertire la rotta con il voto, cambiando governo e maggioranza, gli italiani si sono rassegnati. Così, oggi che la delusione è penetrata dovunque: nelle case, nelle famiglie nei vicoli, nei programmi tivù, negli indici di borsa che sembrano bollettini di guerra, nelle stime dei mercati, della produzione e dei consumi: oggi che la delusione è dappertutto, gli italiani hanno smesso di considerarla un accidente. La considerano una perturbazione durevole, uno stato di necessità. Che non è il caso di imputare a qualcuno. D'altronde, chi c'era prima ha fatto di meglio? E' riuscito a darci fiducia? A renderci felici? Allora, inutile ritorcere la nostra rabbia, la nostra delusione, su chi governa oggi. Teniamocelo. Accontentiamoci. Tanto più se riesce a consolarci e a offrirci capri espiatori, a suggerirci che non è colpa nostra (né tanto meno sua).

Ma se la delusione non costituisce più uno strumento di delegittimazione del governo, né un metodo di opposizione, allora - scusate la tautologia - per fare opposizione la delusione non serve. Non solo, ma diventa dannosa. Un boomerang.

Per fare opposizione occorrerebbe, al contrario, spingere la delusione più in là. Generare speranza, non nuove illusione. Ma la speranza è un attributo del futuro. E il futuro, per ora, è solo una speranza. Pardon: un'illusione, che in pochi si ostinano a coltivare.

(19 settembre 2008)
 




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5 settembre 2008

Me sto a chiude co Maicol Gecson


Sarà stata la terza, o la quarta notte di settembre. Buia e tempestosa. L'orologio segnava quasi mezzanotte, ed io ero affacciato alla finestra a guardare la Luna, una falce tesa a mietere i sogni e le speranze degli uomini. Faceva caldo, caldissimo, eppure avevo i brividi. Mi strinsi nelle spalle, accendendo lentamente una sigaretta. Pensai al futuro. La mia vita professionale era pronta ad un salto, eppure piena di insidie come il bosco fuori città. L'Uomo Nero era ancora in vacanza e ancora non mi pagava, i manettari mannari giravano per Roma in cerca del mio cervello, il giornale stava assumendo le fattezze di uno zombie, la laurea specialistica navigava nella nebbia come un vascello fantasma, il progetto della società rischiava di perdersi nella galleria degli orrori, giù al Luna Park abbandonato. "Se me ne va bene almeno una ho svoltato, altrimenti rosico", dissi solenne alla notte, nera, silente, davanti a me.

Fu allora che Lui entrò nella mia stanza. Vidi prima il suo cappello, poi gli occhiali scuri, gli stivaletti, la giacca bianca, infine i guanti con gli strass. Alzai il volume.

..Its close to midnight and something evils lurking in the dark
Under the moonlight you see a sight that almost stops your heart
You try to scream but terror takes the sound before you make it
You start to freeze as horror looks you right between the eyes,
Youre paralyzed
'cause this is thriller, thriller night
And no ones gonna save you from the beast about the strike
You know its thriller, thriller night
Youre fighting for your life inside a killer, thriller tonight..

E ululai alla Luna.




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3 luglio 2008

Qualcuno mi spieghi

che cazzo è successo in questi cinquanta secondi a Gerusalemme.


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10 giugno 2008

La recita de Natale




Bastava poco

OGGI. Certo che bastava poco. Sto a centonovanta sullo stradone di San Giovanni (non me ne vogliano gli amici omosessuali, "gay street" non mi viene. Scusa tomic). La cravatta mi stringe, il completo non mi dona, la palpebra trema come ai vecchi tempi degli stress da gestione. All'ennesimo sobbalzo il mac, rinchiuso nella borsa del rotary club gentilmente offerta da takeshi e posta tra le gambe sul fondo del mezzo, mi urla scricchiolando che non ce la fa più. E' discreto, di solito non si lamenta mai. Un giorno si limiterà ad abbandonarmi, stramazzerà al suolo come una farfalla stremata da un lungo viaggio. Puoi fare tutte le magie che ti pare, puoi far scomparire una finestra dietro l'altra, puoi far comparire obi wan kenobi che recita Dante in thailandese, puoi avere l'algoritmo nel sangue, puoi essere bianco e sexy ed avere la fotocamerina integrata. Ma non puoi resistere ad un anno di sanpietrini.

Fatto sta che sto a centonovanta sullo stradone direzione casa, l'urgenza è data dal fatto che da bravo anticalcista costituzionale democratico di sinistra non posso non seguirmi tutte le partite dell'Europeo dopo aver naturalmente ignorato l'esistenza di un campionato. Tra l'altro, mentre scavalco i tombini assassini con le grandi ruote dell'Sh, non posso avere cognizione che l'Italia prenderà tre, dico TRE pappine. Comunque. Passo la basilica di San Clemente, supero un tassista aennino, aspetto che l'ottantacinque si sblocchi come di consueto dalla curva dove rimane incastrato, e mentre aspetto mi metto a pensare..

"A Matà. Nel tragitto dai tre spazi in cui si articola la tua giornata lavorativa (ma perchè questo è mai stato un lavoro?) (e questo?) (e QUESTO?) all'imbocco di piazza san Giovanni hai visto almeno cinque volanti. Che poi le volanti non è che volano davvero, al massimo corrono veloci. Che poi non è che corrono. Le gazzelle corrono, e i falchi volano. Curioso come la polizia italiana abbia sempre dimostrato un certo interesse faunistico nella definizione dei mezzi di pronto intervento...Insomma, a Matà. Hai visto cinque volanti. Sarà che ti senti accarezzare dalla fresca brezza di novità alemannina, sarà che percepisci solo leggermente la stretta securitaria maroniana, ma ci vogliono cinque cazzo di volanti per farti capire che su sta cosa della sicurezza  bastava veramente poco a convincere la gente?"



La recita de Natale

LA SETTIMANA SCORSA. Mercoledì, forse giovedì, ora di pranzo. Ero davanti Palazzo Chigi con il biondo collega di onorevole sventura. Al pari di Troy Mclure, forse vi ricorderete di lui per celebri pellicole come: "La battaglia referendaria", "Primarie", "Colazione da Oscar", "Un weekend con il negro" ecc. Insomma stavo co Mattia in cerca di un pranzo e scorgiamo un impressionante schieramento di polizia sulla piazza, schieramento che ci impedisce di passare. Un poliziotto ogni cinque metri, tutti dipsosti a formare un passaggio di sicurezza per far accedere nel Palazzo qualcheduno di estremamente importante. Immobili e vigili, braccia conserte, un corridoio invalicabile da via della colonna antonina all'ingresso del palazzo della presidenza del consiglio. Sono decine. Mai vista una scena simile, neanche alla visita di Bush (che peraltro gli si ruppe la macchina). Starà arrivando un pezzo davvero grosso.

Stretti tra la fame e la curiosità, consci del fatto che avremmo presto appagato la prima comprando del cibo ma non avremmo potuto appagare la seconda comprando la visione della scena, optiamo per dare la priorità alla seconda e ci fermiamo.
-"Pe' me è er Papa", dico io, ignorando il fatto che il premier si sarebbe recato dal Santo Padre nei giorni successivi, e che con Ratzinger non funziona come con Maometto, che se non va lui dalla montagna la montagna viene da lui.
-"Pe' me è sarchosì", ipotizza Mattia, ignorando il fatto che il pranzo ufficiale era già bello che finito ventiquattrore prima.
-"Noo, sarà tipo er sudafricano", rilancio. E ancora oggi non so a chi o cosa mi riferissi.
-"Di certo è il cerimoniale per un capo di stato estero", azzarda Mattia, con l'aria di chi non ha fatto altro che osservare cerimoniali per i capi di stati esteri da quando è nato.

Insomma stiamo li, imbambolati, ad osservare per sei minuti piazza Chigi congelata, come in preda ad un mega raduno di quei nerdoni che si riuniscono nelle città per fare le scene di vita quotidiana tutti immobili. Ecco, qualcosa si muove. Sirene.

Il primo ad arrivare è Berlusconi: l'Audi, la Lancia Thesis, il monovolume della scorta.

Fine.

I poliziotti si sciolgono come i calciatori dopo la foto di gruppo. Il cordone si dematerializza, i volti cristallizzati e contriti della forza di Stato si trasformano in svacco e umanità. Sbuffano, scherzano, commentano:

-"Quaranta uomini pe' fa sta cazzata!".

-"Pareva la recita de Natale".

-"Annamo a magnà va' ".


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10 maggio 2008

Meno male che Fresno c'è


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29 aprile 2008

La 25a ora



Scocca la venticinquesima ora, dopo una giornata iniziata con il funerale di una persona che non conoscevo e finita con il funerale di una città che forse non conosco. Sul mio cuscino c'è un appezzamento di angoscia e odio che non vedevo da tempo. Mi alzo, vado in bagno, mi guardo allo specchio, e parlo con me stesso


In culo ai romani de Roma, con il vostro non capirci un cazzo. Rutelli non vi piace ma fino a due anni fa Alemanno vi faceva schifo, visto che l'avete bocciato con un palo nel culo di percentuali. E che cazzo, siete andati a votare Zingaretti e Alemanno insieme, ma come vi viene in mente? Almeno siate coerenti.

In culo ai romeni della Storta, assassini de merda, che quando stuprano e tentano di ammazzare una se ritrovano come avvocati i principi der foro. Spetterà ai magistrati capire perchè.

In culo ai tassinari, violenti e reazionari, che sono in grado di bloccare una città per garantirsi i privilegi, e che oggi fanno i caroselli col clacson. Li mortacci vostra, da oggi in poi ve boicotto tutti. TUTTI.

In culo ai lavavetri di Porta Metronia, che se vedono una donna al volante non la lasciano in pace finchè non mette in prima e scappa, e se invece ti vedono a te che sei alto due metri manco te se filano. Bravi, bel modo di guadagnarsi la pagnotta.

In culo ai coatti, che hanno votato a destra perchè "la sicurezza" e poi c'hanno il vizietto del cocco dopo pranzo. In culo ai borghesi e a questo quartiere, alle sue parrocchie, alle sue pizze al taglio, alle sue rotatorie, alle sue famiglie neocatecumenali che c'hanno dieci figli e almeno uno lo fanno prete. Ma iscriveteve ar Pd va.

In culo ar Pd.

In culo alle vecchie e ai loro cagnolini bavosi e raglianti. Io non rispetto più nessun cazzo di attraversamento pedonale: e mo venitevi a prendere il gelatino a piazza re di roma!

In culo ai vigili urbani, al loro esistere in quanto essenza malefica della gestione amministrativa della città. Succhiatori di anime e di denaro, inflessibili quanto dittatoriali. Almeno una volta rispondevate ai penosi "e chiuda 'n occhio", mo invece multe su multe, ottanta euro per un motorino sul marciapiedi. Cazzo, lo lascio là e me ce lo ricompro!

In culo all'Ara Pacis di Meier, che non je piace manco a Meier.

In culo ai palazzinari e ai circoli dei canottieri, che hanno magnato per anni sulle spalle di una classe dirigente che se li leccava creando un'emergenza abitativa che a sinistra ha solo la risposta chiamata Action. In culo a Action, a Tarzan, alle liane e ai suoi mille mila voti de Cinecittà. Disobbedite a tutto tranne che alla voglia de rompercazzo.

In culo ai cinesi di piazza vittorio, che stanno in Italia da quarant'anni, speculano sulle case dell'esquilino, non spiccicano una parola e girano in quattro su una mercedes nera. Ma almeno ai figli l'Italiano glielo insegnate o no?

In culo ai lampadati e alle lampadate dei cornetti alle quattro, dei privé, de Uomini e Donne, del tiramisù da Pompi. Che votano per la sicurezza e poi te se schiantano addosso strafatti sulla Colombo direzione Ostia by night.

In culo ai radical chic der pigneto, agli habitué della birrozza a trastevere, ai "passeggiatina a campo de'fiori?". In culo a una certa sinistra e ai licei del centro, in culo agli studenti universitari. Muoia San Lorenzo e tutti i fuori sede, c'avete ventisei anni e ancora fate i rimastini: ma tornatevene a Catanzaro!

In culo ai giovani politici rampantelli, che al posto di "come stai?" ti chiedono "dove sei candidato?". Alla fine siete stati puniti tutti, tranne quel paio di persone valide che c'erano tra di voi. In culo alle vostre parole vuote ma gggiovani, ai vostri blog, ai vostri video su youtube, ai vostri flyer e "santini". Ma che vi credete, che le elezioni sono un videogioco?

In culo ai fascistelli usciti dagli stadi, ai loro pseudo-centri sociali, alla loro "curtura". In culo a blocco studentesco e al suo merchandising finanziato da Fiamma Tricolore col milione di euro dei rimborsi delle scorse europee (non lo sapevate? ve lo dico io, e se mi chiedete ve lo spiego pure). La prossima volta che ve pizzico a scrive qua sotto sui muri ve tiro un secchio de lava. E ve denuncio a voi, Storace e Romagnoli, tanto il simbolo ce lo mettete sempre.

In culo ai ripuliti de Azione Giovani. In culo a quelli de Colle Oppio, che oggi finalmente hanno appeso lo striscione sul Campidoglio. Voi dovreste essere il corrispettivo dei giovani del Pd? E quelle cazzo di scritte gotiche le togliamo o no?

In culo ai nomadi dei campi, che se ve chiedono di scegliere tra casa e soldi scegliete i soldi. Ma come cazzo fate a far mangiare i vostri figli per terra, a non mandarli a scuola perchè "studiare fa male agli occhi", a vivere nella zella e a incularci i portafogli? In culo a chi voleva sgomberarli e concentrarli tutti nei campi, il resto è omissis.

In culo alle emergenze sicurezza, che porca puttana fateve un giro in Europa o al sud e poi me venite a dì.

In culo a Romano Prodi, che con la sua coerenza ha rinunciato a cercare di creare un nuovo governo ed ha creato il peggiore dei mondi possibili. Se avesse tentato tutte le strade, da Casini a mi nonna, non saremmo andati alle elezioni. Il Pd non era pronto, eddai.

In culo a Francesco Rutelli, che raccontano sia stato tutto il tempo a rigirarsi i pollici in poltrona durante tutta la prima fase della campagna elettorale. Te ne sarai accorto che forse riscuoti un filino di dissenso?

In culo a Walter Veltroni. In culo a Veltroni che ha pensato anche solo per un minuto di poter guadagnare un voto a destra uccidendo un voto a sinistra. E che si è lasciato scivolare questa città dalle mani, facendo credere che i cittadini abbiano punito la sua gestione. Non è vero cristo. Veltroni è stato un bravo sindaco, con lui questa città è diventata qualcosa di speciale.

In culo al nuovo sindaco Alemanno, in culo alla sua celtica. Che te possa cascà un braccio tutte le volte che ne stringi un altro per salutare un camerata. E in bocca al lupo per tutto.

In culo a questo Paese e alla sua gente, che nel sessantesimo anno della sua Costituzione ha dimostrato ancora una volta di volere sempre e soltanto un duce. A questo punto spero che ritorni, e che si ricominci da capo. In culo all'Italia, che non se ricorda un cazzo.

No, in culo a te, a Matà. Che ancora non hai capito che la tua adolescenza è finita, che devi smettere di ragionare, e che domattina entri alla Camera per uscire chissà dove.
Mo so' cazzi tuoi. Mo so' cazzi loro.


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15 aprile 2008

Riflessivo collettivo




C'è una mancanza, nella lingua italiana, che ci rende la vita più difficile. Quasi una vacatio linguistica, un gap che innalza barriere e interrompe i flussi comunicativi laddove dovrebbe esserci piena libertà di passaggio dei contenuti e dei messaggi. Frena le possibilità espressive, e quindi, se vogliamo, il procedere sociale di un intero popolo: è un vero e proprio limite umano. A volte mi stupisco di come nessuno si sia ancora mai preso l’impegno di metterci una pezza. Di come neanche uno dei tanti architetti del linguaggio, dei colti idraulici del logos, sia ancora mai intervenuto per colmare questo divario che separa la nostra lingua dalla completezza e dalla funzionalità. Forse che questa inerzia del mondo accademico deriva da una supposta difficoltà di interpretazione del concetto da parte del Paese reale? Forse che ci troviamo di fronte ad una fanciullesca ma perdonabile svista da parte dei luminari della Crusca? O forse che per troppi anni si è voluto non pensarci ed occuparsi di questioni che sembravano più importanti? In ogni caso, ho deciso di prendermi io la briga di segnalarlo pubblicamente, e invito chi di competenza a prendere nota e ad attrezzarsi al più presto per una rapida soluzione del problema. Vado ad esporre.

Manca, in Italiano, una costruzione riflessiva che declini il verbo alla prima persona plurale mantenendo la singolarità del dativo. Cioè, all'inverso, un’azione riferita a sé stessi che però abbia come soggetto la collettività di cui si fa parte. Tipo: me famo schifo




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12 aprile 2008

Candidando...candidando

In attesa di cinque minuti a riposo e prima di una riflessione globale e dovuta su queste elezioni, vi offro un mio report sui candidati del Lazio: è la decima puntata di una rubrica sui candidati che sto curando su aprile e su cui lavoro di notte. Regà, sto a vedé cose che voi umani....



Il Lazio è il Far West. Terra di frontiera, dove nessuna regola vale, nemmeno quella dello sceriffo Veltroni che qui ha governato per diversi anni con pugno di ferro e fucile sempre carico. La regione che circonda la Capitale, e la Capitale stessa sono preda di una tempesta di sabbia. Impossibile vedere, figuriamoci prevedere. Ancora oggi si davano buone speranze al Senato. Ma ormai che sondaggi interni vuoi più spifferare, che telefonate vuoi fare, che ipotesi mettere in campo. Meno due giorni all'armageddon: i giochi sono fatti. Ora bisogna solo sperare che i partiti traino, i contatti si facciano sentire, gli amici mantengano le promesse e i nomi facciano il resto.

PARTITA DEMOCRATICA - I nomi, appunto. Marianna Madia in primis, la giovane promessa del Pd di cui tutto e di più si è detto e scritto. Argomento da tabloid: figlia di uno scomparso amico di Walter, ex fidanzata del figlio di Napolitano, collaboratrice di Enrico Letta, a dar retta ad internet le mancano solo una particina in Incantesimo e il terzo posto al Grande Fratello. Non bastano a salvare la veltroni-girl la sua competenza, il suo per nulla scontato programma su Università e Ricerca (Roma come "hub" universitario europeo), la presentazione dai toni sentiti in uno scantinato di Testaccio con la benedizione di Michele Meta. La Madia non piace agli aficionados, ma neanche -sembra- ai neofiti e agli indecisi, veri arbitri di questa partita. Secondo posto per Walter, terzo per Paolo (Gentiloni), la lista è lunga: il Lazio è un contenitore sproporzionato, quaranta seggi a Roma e provincia, quindici nel resto della regione solo per la Camera. Prosegue Enrico Gasbarra, terza carica sul territorio (è presidente uscente della provincia di Roma). Margheritino giovane e dialettico, ha deciso di lasciare Palazzo Valentini per raggiungere, poche centinaia di metri più a nord, Montecitorio. Poi c'è Ileana Argentin, ex delegata del sindaco per le Politiche dell'handicap e consigliere comunale, presidente di diverse associazioni di volontariato. E' affetta da amiotrofia spinale, e porta in Parlamento (e -pare- al governo) l'attenzione alla diversità. Segue un nome che a Roma conta non poco: Massimo Pompili, assessore regionale all'Urbanistica, che siede accanto a Marrazzo anche come vicepresidente della giunta. New entry anche per Renzo Carella, consigliere regionale di Colleferro, porta con sé quel pezzo di provincia necessario a far tornare i conti. Altro "capoccia" di Roma capoccia: Roberto Morassut, superassessore all'Urbanistica della giunta Veltroni, lascia in eredità al suo successore in Campidoglio la storica approvazione del Piano Regolatore. Re-entry per il vivace Roberto Giachetti, ex radicale ed ex margheritino rutelliano, già parlamentare dal 2006. Sua è l'idea della lista civica Under 30 per Rutelli. Altro pezzo di giunta: Maria Coscia, assessore alle politiche educative e scolastiche della Capitale. A metà della lista, poi, sta Giovanni Bachelet, ordinario di fisica alla Sapienza, scienziato, eletto alla Assemblea Costituente Nazionale del Pd nel collegio di Roma centro, figlio del Vittorio ammazzato dalle Brigate Rosse. Ci sono volute le oltre 200 firme dei suoi illustri colleghi per far si che Walter lo candidasse. E neanche in una posizione sicura: quattordicesimo, a rischio.

Veltroni si rifà con la seconda circoscrizione, dove è capolista una toga di alto profilo, segretario generale del Csm, ex pm di Viterbo (e molto influente in quella provincia): Donatella Ferranti. Segue il ministro Fioroni, e l'immancabile Ugo Sposetti, l'uomo-finanze dei Ds eletto per la prima volta al Senato trentuno anni fa, compagno ferroviere e tesoriere (negli ultimi otto anni, compreso il periodaccio di Consorte &co.). Sposetti è anche candidato a sindaco del capoluogo della Tuscia. Un radicale si fa fatica a trovarlo ma c'è: è Matteo Mecacci, negli ultimi giorni distratto dalla questione Tibet. Dalle montagne cinesi alla pianura pontina, il Pd candida due donne in cerca di voti nel feudo nero di Latina: la già deputata Maria Teresa Amici, detta Sesa, e la giovanissima (25 anni) Eleonora Della Penna. La prima ha qualche speranza di passare, la seconda no.

Al Senato il Lazio regala 27 seggi. Di cui, nel 2006, nove andarono al minoritario Ulivo. Qui il capolista è la seconda carica dello Stato Franco Marini. Segue la candidata governatrice siciliana Anna Finocchiaro. Che è a quota sei legislature. E poi c'è il generale Mauro Del Vecchio. Quello del peacekeeping, ma anche quello che i gay nell'esercito, proprio no, sono "inadatti". Dopo Zanda e Marino, già "seggiati" a Palazzo Madama, ritroviamo la Maria Pia Garavaglia vicesindaco di Veltroni già candidata in posizione migliore in Veneto: della serie, se sei seconda a Walter non puoi non entrare. Sul filo dell'adieu, i due senatori romani Riccardo Milana e Mario Gasbarri.

SINISTRA A COLORI- Le carte messe in tavola dai rossi arcobaleno piazzano come capilista nomi altisonanti: Bertinotti, Bonelli. Poi c'è Massimiliano Smeriglio, conosciuto da tutta Roma sud per la sua storica presidenza del municipio nei quartieri rossi di Garbatella e Ostiense, già inquilino della Camera dal 2006. Seguito da Carlo Leoni,  deputato nostrano di Sd. I verdi raddoppiano con Paola Balducci, che torna nella sua città natale dopo essere stata eletta, due anni fa, nella circoscrizione pugliese. Novità assoluta nello scenario parlamentare, invece, sarebbe -se fosse eletto vista la difficile posizione numero sei- Fabio Nobile, giovane (37 anni) capogruppo dei Comunisti Italiani al Comune di Roma, laurea in Economia, come tanti coetanei militanti romani cresciuto a pane e Pantera. Solo ottava, l'importante sottosegreatria al Lavoro Rosa Rinaldi.

Nella seconda circoscrizione, la Sinistra l'Arcobaleno non può sperare in molti seggi. Dei quattro partiti/movimenti che formano la federazione, solo uno riuscì nell'impresa di piazzare un suo candidato nel feudo nero della provincia laziale nel 2006. Ad oggi, la candidatura al top è quella del già deputato comunista italiano Iacopo Venier, che a Montecitorio era punta di diamante della commissione esteri (segretario) e Vice presidente del Comitato per l'Africa. In questa veste, si è fatto primo firmatario della proposta di legge di istituzione del giorno della memoria in ricordo delle vittime africane durante l'occupazione coloniale italiana. Progetto finito in un cassetto. Secondo posto per Chicca Perugia, rifondazione, già deputata.

Al Senato, dove le somme del 2006 davano tre seggi, apre le danze una presenza femminile di prim'ordine. Trattasi di Loredana De Petris, verde, già presente nelle liste di Palazzo Madama, ex assessore all'ambiente della provincia di Roma e pezzo grosso del partito di Pecoraro Scanio nella Capitale. Secondo posto sicuro per Cesare Salvi, già capogruppo di Sd, anche lui in quanto a legislature non scherza: è in Parlamento dal 1994. Luigi Cancrini, Comunisti Italiani, è il terzo in lista. Già deputato alla Camera, è un noto psichiatra e psicoterapeuta di formazione psicoanalitica e sistemica. Legge del contrappasso: Cancrini è autore di molti studi e saggi sulle personalità a rischio (compreso un libro dal titolo "L' oceano borderline"). Ma ad oggi è lui ad essere borderline, a rischio di non ri-elezione. Se invece tutto dovesse andare per il meglio, passerebbe anche Ada Scalchi, ex dirigente Cgil di Pomezia, impegnata nel consiglio comunale di Albano ed ex sindaco di questo comune. Una vita nella politica locale, se si pensa che fu nominata assessore al Turismo e allo Sport della Provincia di Roma nel...'76!

CURVA NORD - E qui ci fermiamo. Perché sfogliando le liste del Pdl una domanda sorge spontanea, d'obbligo. Ed è rivolta a Walter Veltroni, alla sua capolista giovane ed inesperta ma di grido, ai suoi candidati di immagine, al suo scommettere sempre e comunque sulla novità. Ci chiediamo, e gli chiediamo: ma paga? Consente di strappare quel tanto che basta di terreno elettorale ai tanks berlusconiani? Perché nella lista dei candidati di Forza Italia e An alla Camera dei Deputati nel Lazio 1 -circoscrizione che come abbiamo visto regna per importanza- non c'è uno ed un solo nome che non sia già presente in parlamento. Fino alla decima posizione, vengono riconfermati tutti i già deputati Berlusconi, Fini, Alemanno (l'ex picchiatore e candidato sindaco), Cicchitto (l'ex compagno socialista e vicecoordinatore fedelissimo di FI, tessera P2 numero 2232), Giro (l'improvvisato reporter che filmava gli "spinelli" per le strade di Trastevere), Buongiorno (la lady di ferro avvocato di Andreotti), Giacomoni (l'ex collaboratore di Marzano passato allo staff interno di Silvio), Consolo (l'avvocato napoletano noto alle cronache per le qualità di "copione" nei concorsi pubblici, come testimoniano Travaglio e Gomez in "se li conosci li eviti"), Pescante (l'uomo Coni), Mazzocchi (aennino, auguri per i suoi settant'anni). Per intenderci: volendola andare a cercare, la corrispettiva azzurra della Madia nelle file del Pdl c'è. Si chiama Beatrice Lorenzin. Ma ha trentatrè anni, è esperta coordinatrice nazionale dei giovani di Forza Italia, e soprattutto è u n d i c e s i m a. Il risultato elettorale ci dirà, dunque, se il popolo si fa convincere dalla novità, o se invece rimane fedele al piccolo sovrano di Arcore nonostante la polvere sui suoi candidati. Continuando la lista, a scendere, meritano una citazione l'ex presidente della provincia di Roma Silvano Moffa, l'editrice Melania de Nichilo (in Rizzoli), ed il giornalista Paolo Guzzanti, declassato da senatore a probabile trombato (è diciassettesimo). Che c'entri qualcosa mr.Scaramella?

In seconda circoscrizione compare qualche ventata di speranza. Oltrepassato il capolista Rocco Crimi, siciliano, silenzioso tesoriere di Forza Italia, in parlamento dal '94, c'è infatti la giovane vicepresidente della Camera Giorgia Meloni, di An. Novità anche per Eugenia Roccella, la portavoce del Family Day. Storia curiosa, la sua: figlia di uno dei fondatori del Partito Radicale (Franco Roccella), cresce a suon di battaglie femministe finché non trova la vocazione e passa dall'altra parte della barricata. Riconfermati il potente Fabio Rampelli, ex consigliere comunale di An, e il forzista Gianfranco Conte. Ottavo, Cosimo Ventucci, già storico senatore e sottosegretario, che Il Giornale vede pronto ad un nuovo incarico di governo.

Il Senato, però, resta la lista più sfiziosa. Ad aprire ci pensa sornione il professor Marcello Pera, senatore da dodici anni, punto di riferimento culturale di Forza Italia da quattordici. Seguito da Maurizio Gasparri. L'ex ministro delle comunicazioni, che a Palazzo Madama non c'è mai entrato, sarà capolista del Pdl. Ed ecco il terzo posto, che strappa -nel vero senso della parola- diversi sorrisi: si tratta infatti di un non meglio identificato Lamberto Dini. Vengono riconfermati poi una sfilza di senatori uscenti, tra cui Mauro Cutrufo (DcA), Andrea Augello (An), Claudio Fazzone (Fi), Oreste Tofani (An), Angelo Cicolani (Fi), Laura Allegrini (An). Seguiti dal mitico "Ciarra", Giuseppe Ciarrapico, l'inguaribile nostalgico padrone di Latina (e di Latina Oggi). E da un altro "inguaribile" ma istituzionalizzato, Domenico Gramazio, segretario giovanile romano del Msi negli anni '60-'70 (numero di telefono 06 858651: era nella rubrica di Mario Merlino ai tempi della "controinchiesta" su Piazza Fontana), poi consigliere comunale d'assalto. Gramazio è spesso associato alla fauna di più diverso tipo: è detto "er pinguino" - pare- per la lunghezza non proprio proprozionata degli arti. Ma anche, come testimoniano ancora i muri di Roma, "mucca pazza". Qui -pare- perché durante una celebre seduta della Camera sulle quote latte undici anni or sono interruppe un collega relatore al grido di "mucca pazza! Mucca pazza!". Dulcis in fundo, al diciassettesimo posto il Pdl presenta una candidatura di movimento ed opinione. Si tratta di Loreno Bittarelli, capo spirituale dei tassisti romani, presidente del 3570. Non sarà eletto, ma i tassisti ringraziano comunque: i poster per Alemanno sindaco campeggiano sulle vetture bianche in tutta la Capitale.

Un capitolo a parte meriterebbero gli altri partiti minori, di cui però ci limitiamo a citare solo alcune presenze rilevanti. L'Italia dei Valori di Di Pietro punta sul suo capolista alla Camera per il Lazio 1 Jean-Léonard Touadi, l' ex assessore alle politiche giovanili e alla sicurezza del Comune di Roma e professore di geografia politico-economica. Braccio destro di Veltroni all'epoca dei patti per la sicurezza, congolese di nascita, Touadi sarà il primo deputato nero ad entrare in Parlamento. L'Udc di Casini scommette invece due volte su Ciocchetti, che a Roma è candidato -e già sconfitto- sindaco, ma che per scrupolo è presente in tutt'e due le liste di Lazio1 e Lazio2. E infine la Destra presenta come capolista alla Camera Daniela Santanché, che è anche candidata -già sconfitta- premier. Ci conforta vedere al suo fianco e secondo in lista il sempreverde (anzi, semprenero) Teodoro Buontempo. Detto "er pecora".


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permalink | inviato da litaliadallaluna il 12/4/2008 alle 15:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


28 marzo 2008

Le corde più profonde della realtà


"O
ggi, un funerale, invece. Questa storia, Jacopo, te la voglio raccontare. Anche questo è cronaca.
Uno di quegli episodi, che io sono solita commentare fantasticando sulla canzone che ci avrebbe scritto sopra De Andrè.
Un funerale. Una coppia di anziani morti. Lei deceduta martedì pomeriggio tardi in ospedale per malattia, un tumore. Lui suicida poche ore dopo averne appreso la notizia, in serata. Il figlio rientrando a casa lo trova in garage, dove si è chiuso lasciando acceso il motore della macchina, morto con un biglietto. Sul messaggio di addio solo le scuse per il gesto disperato, la richiesta di essere seppellito con la moglie e il rammarico per non esser riuscito a raggiungere con lei la data imminente dei cinquant'anni di matrimonio. Ottantatre anni lui, ottantasei lei. Amore e morte. Una di quelle storie da ballata dell'amore cieco, una di quelle trame che darle in mano ad un poeta ne potrebbe uscire un capolavoro. Ebbene, anche questo è cronaca.
L'umanità delle vite altrui, che a volte impone rispetto e silenzio. La grandezza delle piccole storie, fatte di dignità e verità. Anche questo è cronaca.
Te l'ho scritto perchè senza esserci passati, è difficile percepirne la portata. Ma quando si parla di politica interna o internazionale, diritti umani, o arte o ancora musica o letteratura, non si toccano le corde più profonde della realtà, le sfumature tra le trame grosse degli assunti, dei principi e degli ideali..."


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permalink | inviato da litaliadallaluna il 28/3/2008 alle 23:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

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